LA FERA AD LI GRASII
LA FERA AD LI GRASII
Roberto: Per al Pupà avevano fatto da pochi mesi una prognosi infausta. Avevo 24 anni ed ero l'unico fratello rimasto ancora in casa. Mi ero preso giustamente a carico il problema. L'avevo portato a Modena a fare la scintigrafia. Ero andato a ritirare il referto e l'avevo portato al primario di Quistello di cui non ricordo il nome (Lina: Dott Longhini ). Non lo ricordo perché l'ho sempre considerato modicamente bravo (in modica quantità, come per la droga) sia per al Pupà che per la Mama e la Ieie. Anche per i loro ricoveri a Quistello vi racconterò un giorno i miei ricordi.
Al primario ho detto: so accettare la realtà, quanto gli manca? Ho ricevuto una risposta corretta. Un paio di mesi, forse tre ma potrebbe essere anche di più.
Ne erano già passati quattro o cinque con ricoveri periodici per disintossicarlo dal cattivo funzionamento del fegato.
Il 15 agosto 1970 improvvisamente non torna per pranzo. Tutti preoccupati, pensiamo al peggio.
Ricordo che io e Antonio Cerani, un mio amico di Stradella che mi era venuto a trovare in Vespa, facciamo il giro delle bonifiche e degli argini del Po.
Forse rendendosi conto della situazione, al Pupà aveva preferito chiudere la partita.
Niente, sono ormai le cinque del pomeriggio e ormai un leggero ritardo non è più nelle ipotesi.
Alle cinque e mezzo sentiamo il mosquito che sta arrivando. Non ci crediamo ma invece è al Pupà.
Niente, per evitare che glielo impedissimo, zitto zitto, era andato in mosquito alla fiera delle Grazie a farsi caplet e salameli.
Si è preso le sgridate di tutti ma intanto se le era fatte e sazio è andato a letto.

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